Dopo la nota della Divisione Risorse n. 109515 del 3 aprile 2026, accolta con favore, nutrivamo la speranza che, attraverso una procedura informatica trasparente, le istanze di lavoro agile potessero finalmente essere presentate autonomamente dalle lavoratrici e dai lavoratori, senza ingerenze o indicazioni preventive.
Purtroppo, continuiamo a registrare atteggiamenti di una parte della dirigenza che continua a mostrarsi restia ad accettare nuovi (si fa per dire) modelli organizzativi, disciplinati dalla contrattazione collettiva, praticati e assimilati in modo diffuso nella Pubblica Amministrazione, in grado di conciliare esigenze di vita e lavorative delle persone.
In questi giorni sono in corso la definizione e il rinnovo degli accordi individuali di lavoro agile e ci sono state segnalate da numerose colleghe e colleghi distorsioni delle regolamentate modalità applicative per rinnovi e sottoscrizioni.
In particolare, risultano diffuse in diversi uffici centrali indicazioni preventive e generalizzate circa:
• l’individuazione di un numero generalizzato e prestabilito di giorni di lavoro agile;
• l’impossibilità di scegliere due giorni consecutivi nella medesima settimana, compresi lunedì e venerdì a cavallo di due settimane;
• la previsione per tutti i neoassunti di un solo giorno di smartworking a settimana;
• l’obbligo di garantire quotidianamente senza alcuna motivazione chiarificatrice una presenza minima del 50% del personale dell’ufficio;
• l’imposizione di fasce di contattabilità standardizzate fino a 5 ore, spesso predeterminate unilateralmente e uguali per tutto il personale, indipendentemente dalle specifiche esigenze individuali e organizzative.
Indicazioni che contrastano visibilmente con quanto previsto dalla regolamentazione vigente e dalla stessa nota della Divisione Risorse.
A fronte di tali segnalazioni abbiamo chiesto un colloquio urgente con la Direttrice Centrale Risorse Umane e con il Capo Divisione Risorse, svoltosi nel pomeriggio di lunedì 25 maggio, nel corso del quale abbiamo ribadito la necessità che le regole vengano rispettate a tutti i livelli, compresa la dirigenza.
Le procedure non si interpretano arbitrariamente: si applicano. La discrezionalità organizzativa, laddove esercitata, deve essere motivata; viceversa è arbitrio.
Abbiamo apprezzato la disponibilità all’ascolto ed al confronto ma riteniamo non sia possibile attendere che la cultura organizzativa di una certa dirigenza, che apertamente mal digerisce il lavoro agile, vada semplicemente in pensione con i suoi strenui rappresentanti.
Ed è così che a ogni rinnovo piovono “dall’alto” indicazioni generalizzate, verbali ma anche scritte, che a nostro avviso sono segno di una carenza formativa della dirigenza sul lavoro agile – da colmare – e di eccessiva disinvoltura nell’eludere regole ed indicazioni.
Riteniamo non sia più rinviabile un cambiamento culturale e organizzativo sul lavoro agile, che non può essere considerato una concessione, ma piuttosto uno strumento organizzativo ordinario, capace di conciliare efficienza amministrativa, qualità del lavoro ed esigenze personali e familiari delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per questo insistiamo nel chiedere che venga garantita la possibilità di concordare realmente, tra personale e responsabili degli uffici, le modalità più efficaci di svolgimento dell’attività lavorativa a distanza, sulla base delle concrete esigenze organizzative e personali.
Per il personale di più recente assunzione, laddove necessario, devono essere individuati percorsi chiari di crescita professionale e autonomia, con tempi credibili di verifica che consentano anche una successiva ripresentazione dell’istanza di lavoro agile.
Per il lavoro agile in deroga, chiediamo particolare attenzione per i caregiver e per chi si trova in condizioni di fragilità o assiste familiari con gravi patologie, affinché venga garantita la possibilità di continuare a lavorare con dignità, mettendo a disposizione professionalità ed esperienza.
È necessario evitare il ritorno a modelli organizzativi rigidi e superati, che non tengono conto dell’evoluzione del lavoro pubblico, delle nuove tecnologie e della necessità di una reale conciliazione tra vita e lavoro.
Dal capo divisione abbiamo ottenuto l’impegno a interloquire con i dirigenti delle strutture coinvolte affinche rispettino la regolamentazione e le indicazioni della nota citata, nota che, in caso contrario, si dimostrerebbe essere un mero insieme di buoni propositi, senza alcun valore quale strumento organizzativo. Sappiamo che a breve si concluderà la procedura ma non per questo abbasseremo la guardia.
LA CGIL SUI DIRITTI NON ARRETRA
S. Parisi – S. Lacatena – I. Surace