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PUNITA CON 5 GIORNI DI SOSPENSIONE PER AVER FATTO IL SUO LAVORO

Il provvedimento disciplinare è stato comminato ad una collega che avrebbe l’unica colpa di aver dato un’informazione riguardo una posizione cambiaverso di sua competenza ad un altro funzionario (che poi si è rivelato a distanza di anni coinvolto in operazioni illecite) che gli chiedeva spiegazioni. La decisione di rendere nota questa vicenda all’apparenza personale, nasce dalla necessità di tutelare tutte le lavoratrici e i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate che, per garantire il buon andamento degli uffici in forza di una prassi consolidata, si rendono disponibili ad effettuare lavorazioni ed interrogazioni al sistema informatico senza un’assegnazione ufficiale della posizione da esaminare o senza riscontrare con certezza l’identità dell’utente in remoto.

A seguito delle tristemente note vicende giudiziarie che hanno coinvolto un ufficio territoriale di Roma, vogliamo prendere decisamente le distanze da tutti coloro per i quali la giustizia ordinaria si è già pronunciata.

Amaramente, però, constatiamo che – al di là degli sforzi – l’Agenzia non solo non è in grado di evitare che certi fenomeni si verifichino, ma sembra non voler nemmeno distinguere coloro che in questa vicenda sono rimasti coinvolti solo per garantire un’efficace ed efficiente gestione delle lavorazioni, rispettando le istruzioni ricevute dai superiori, le cui responsabilità il datore di lavoro finge, a nostro avviso, di non vedere.

Ancora una volta siamo costretti a verificare il totale scollamento che esiste tra le regole scritte e la prassi consolidata negli uffici, l’abisso che si frappone tra gli uffici direttivi e quelli operativi.

Oggi una nostra collega è stata colpita da una sanzione disciplinare di 5 giorni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione, accusata di aver fornito un’informazione ad un altro collega funzionario su una posizione non formalmente assegnata.

Il provvedimento stesso riconosce che si è trattato di un unico accesso, che la lavoratrice ha collaborato e non ha recidive, ma ciononostante viene punita con la motivazione che avrebbe agito “per ragioni personali di colleganza”, “dando un’informazione senza preventiva verifica della delega” e senza “nessuna assegnazione in procedura”, semplicemente perché l’UT non le fa.

Questa non è una colpa individuale, ma la conseguenza di una prassi consolidata:

• le lavoratrici e i lavoratori ricevono istruzioni verbali, non sempre suffragate da una formale assegnazione delle pratiche;

• spesso si trovano a dover gestire liste, interrogazioni e attività operative senza alcuna copertura procedurale;

• la collaborazione tra colleghi è non solo normale, ma indispensabile per garantire il funzionamento degli uffici e vieppiù richiesta dallo stesso datore di lavoro.

Se questo comportamento è sanzionabile, allora tutti i colleghi e le colleghe sono potenzialmente a rischio, perché tutti operano nello stesso contesto.

Emerge, così, che la responsabilità di questo “bias” non è dei singoli dipendenti, ma dell’Agenzia, che:

• non adotta provvedimenti organizzativi chiari o non li fa applicare e non pare nemmeno verificare quando – ed è già capitato – più volte la scrivente ha segnalato prassi distorte create dagli uffici per accelerare e consegnare i “numeri”;

• continua a fornire, ancora adesso, indicazioni operative contraddittorie o solo verbali;

• e infine, vista l’attualità, restituisce a chi lavora negli uffici una immagine di disattenzione e disinteresse, che “scarica” le conseguenze sulle lavoratrici e sui lavoratori.

Un’Amministrazione che non tutela chi lavora secondo prassi consolidate e per spirito di servizio, ma punisce chi si trova esposto per colpe non sue, mina la serenità di tutto il personale e compromette il buon andamento degli uffici.

Come organizzazione sindacale denunciamo la gravità e pericolosità di questo precedente e chiediamo all’Amministrazione di:

• assumersi le proprie responsabilità organizzative;

• chiarire e far rispettare i processi di assegnazione e lavorazione delle pratiche;

• tutelare chi opera per spirito di servizio e non per interesse personale.

Non sarà il senso di responsabilità delle nostre colleghe e dei nostri colleghi ad essere criminalizzato.

Pertanto, ci preme dovervi mettere in guardia colleghe e colleghi, onde evitare che altri incorrano in simili sanzioni:

• attenzione a quando un collega vi chiede un parere o magari vi si rivolge perché inesperto per essere guidato in una lavorazione, verificate sempre che ve lo stia chiedendo perché titolare di quella specifica pratica;

• attenzione quando durante una richiamata e pre-chiamata vi vengono richieste informazioni perché non potete essere certi che il vostro interlocutore sia veramente chi asserisce di essere;

• attenzione quando un superiore vi chiede di occuparvi di una lista senza assegnarvi specificatamente tutte le posizioni in essa contenute. In conclusione, fate molta attenzione alla disponibilità che date, perché questa potrebbe tradursi in una condotta sanzionabile e l’Agenzia non mostrerà comprensione

FpCgil Roma e Lazio – Il Coordinamento Regionale Agenzia delle Entrate

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