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 Dal lavoro agile alla regolazione degli accessi negli uffici giudiziari, sono tante le lacune su protocolli di sicurezza e organizzazione del lavoro che mettono a rischio il buon funzionamento delle attività ed espongono lavoratori e cittadini a maggiori rischi di contagio. 

La Fp Cgil di Roma e Lazio ha rilevato una serie di criticità, a partire dall’organizzazione delle attività in lavoro agile: “Nonostante l’accordo emergenziale che stabilisce le quote di lavoro agile e la presenza alternata in ufficio – dichiara il Sindacato regionale insieme al coordinamento Giustizia di Roma e Lazio - l’organizzazione stenta a partire. E sconta con evidenza le carenze di innovazione che ancora oggi caratterizzano l’attività giudiziaria: molti uffici giudiziari non hanno la pec, e la mancata informatizzazione dei processi rende necessario che avvocati, giudici, detenuti e cittadini frequentino gli uffici e le aule in presenza, con un evidente aumento del rischio di diffusione del virus. Nei più grandi uffici romani ci sono difficoltà ad arginare l’afflusso cospicuo e quotidiano di persone, e si verificano continuamente assembramenti nei corridoi”.
“Basta sostare qualche minuto nei pressi di piazzale Clodio, solo per citare il più conosciuto, per verificare l’afflusso continuo di persone, sia esterne che interne. Mancano opportune forme di controllo in entrata, dalla misurazione della temperatura al contingentamento degli accessi. Nessuno verifica che vengano rispettate le più basilari indicazioni, dall’uso della mascherina alla sanificazione delle mani, al rispetto del distanziamento. Senza controllo, solo la cura e l’attenzione del singolo fanno la differenza”, prosegue la nota.
“L’attività giudiziaria non si è mai fermata, ed è ripresa a pieno ritmo prima delle altre. E con essa anche il maggiore carico derivante dall’emersione di casi di positività che hanno interessato gli uffici romani come quelli delle altre città del Lazio. Al Tribunale Ordinario di Roma, in Cassazione, alla Procura della Repubblica, al Tribunale di Sorveglianza fino al Ministero in via Arenula: i casi aumentano e, peraltro, è spesso incerto l’esito della mappatura dei contatti a cura della Asl”, continua la Fp Cgil.
“I lavoratori, su cui già gravava il peso delle annose carenze di organico su tutti i profili, con l’aggravio dei compiti assegnati, sono sempre più stremati, oltre che preoccupati per la salute loro e dei cittadini. Serve un’indicazione univoca e centralizzata sulla regolamentazione delle presenze e degli accessi da parte dell’utenza esterna. Oltre che un’accelerazione sulla trasformazione delle attività strutturali da presenza a remoto, come indicato nel “pacchetto Giustizia”. Tuttavia, a pandemia in corso, e di nuovo in fase emergenziale, è superfluo ricordare che siamo in ritardo. Il tema dell’innovazione prescinde l’emergenza sanitaria, e da tempo chiediamo all’amministrazione giudiziaria un confronto, a partire dal contratto nazionale. Si colga subito l’occasione per accelerare i processi di cambiamento, ora che l’obiettivo prioritario è in primis la tutela della salute e la garanzia della continuità dei servizi e del buon funzionamento della macchina giudiziaria. Dove c’è stato confronto sul lavoro agile, sulla base dell’accordo ponte tra parte pubblica e sindacati, gli effetti positivi sul contenimento della pandemia si sono visti. È quindi essenziale che si avvii complessivamente un confronto costruttivo che coinvolga lavoratori, avvocati e vertici giudiziari ed è quanto chiediamo a tutte le amministrazioni giudiziari del Lazio. Di pari passo con una programmazione condivisa di tutte le possibili attività smartizzabili, accelerando sull’innovazione e la formazione, partendo dalle best practices individuate dagli stessi lavoratori, recuperando il tempo perso per avviare processi di informatizzazione generale delle attività”, conclude il sindacato.

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