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 Lavoratori del San Giovanni Addolorata verso lo sciopero già programmato per il 31 marzo. Non si ferma la protesta del personale dello storico ospedale romano che rivendica con forza il diritto negato al pagamento del salario legato ai carichi di lavoro e degli straordinari obbligatoriamente lavorati durante questi mesi di gravissima emergenza. Ma i lavoratori, mobilitati da settimane insieme a Cgil Cisl Uil, chiamano in causa, oltre all’azienda, anche la Regione Lazio, responsabile del Servizio sanitario regionale, per il mancato intervento in una vertenza che hanno da subito definito paradossale, in cui il prezzo del sacrificio è tutto in conto a chi lo mette in atto, e che nella sua irragionevolezza sta diventando un cattivo esempio. Anche altre aziende del servizio sanitario regionale, infatti, stanno per seguire la stessa strada e questo potrebbe aprire una vertenza regionale, che vedrà coinvolto anche il personale preposto alla vaccinazione contro il Covid.

“Chi organizza e controlla il sistema regionale di salute non può permettere che si calpesti la dignità di quegli stessi lavoratori ai quali si sono affidate e si affidano le sorti dell’intera comunità. E’ un oltraggio inaccettabile negare persino la giusta retribuzione a lavoratori in trincea da mesi, sotto organico e sottoposti a turni e orari raddoppiati per permettere al sistema sanitario di far fronte alla pandemia. E poi servono assunzioni”, rimarcano Massimiliano De Luca, Giovanni Fusco e Alberto Checola, segretari territoriali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Roma Capitale Rieti e Uil Fpl Roma e Lazio.

“Chiediamo che l’amministrazione regionale non si limiti, come ha fatto, alla certificazione dei fondi contrattuali, ma intervenga subito sul collegio dei sindaci del San Giovanni Addolorata e sblocchi il pagamento della produttività dei due anni arretrati e quello delle attività orarie straordinarie richieste e già responsabilmente svolte dai dipendenti dell’azienda”, proseguono i sindacalisti. “E’ impensabile che la burocrazia interna e l’inerzia regionale si prendano gioco del lavoratori, arrivando addirittura a decurtare i salari. Tanto più quando atteggiamenti analoghi da parte di altre aziende, rischiano di allargare la vertenza alle altre strutture della sanità pubblica”.

“Per questo il 31 marzo prossimo saremo in piazza per mettere all’indice questa vergogna”, concludono De Luca, Fusco e Checola. “E porteremo la protesta fin sotto la Regione, nel rispetto delle norme anti-Covid, ma con la massima determinazione. Saremo in presidio sotto la sede regionale in piazza Oderico da Pordenone, dalle 10 alle 13, per chiedere un intervento urgente e risolutivo. In assenza di risposte, siamo pronti a iniziative di mobilitazione eclatanti”.

 

LA LOCANDINA

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