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Dopo la sottoscrizione dell’accordo per le progressioni economiche orizzontali 2019 del personale del comparto dell’Azienda, nel quale sono stati stabiliti criteri di valutazione e modalità di partecipazione per il personale interessato, il collegio sindacale – interpretando in maniera restrittiva la circolare della Ragioneria dello Stato in materia – ha imposto di procedere in modo unilaterale nel limite del 50% degli aventi diritto.

Tutti i sindacati e la RSU hanno siglato l’accordo per il passaggio di fascia ai dipendenti che ancora non hanno raggiunto il massimo livello di retribuzione. Si tratta di circa un terzo del personale, più di mille persone. Questo sarebbe dovuto avvenire per tutti tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

Chiariamo alcune cose: il limite posto unilateralmente dall’Azienda, dopo la sottoscrizione dell’accordo, ha visto la contrarietà di tutte le organizzazioni sindacali, che  hanno contestato la scelta, dichiarando di essere disponibili a null’altro che a quanto concordato, fermi sulla necessità che l’Amministrazione rispetti l’accordo sottoscritto. Ci sono atti di riferimento in tal senso.

Né il Contratto né la normativa di riferimento definiscono limiti alle progressioni economiche. Il limite indicato dalla circolare della Ragioneria dello Stato è oggetto di vertenza a livello nazionale tra organizzazioni sindacali e Ministeri competenti, avendo causato problemi per gli accordi sulle progressioni in tutta Italia, in tutto il settore pubblico, non solo in sanità.

Nel frattempo, un’unica organizzazione sindacale – forse sapendo che il problema è in via di definizione col MEF – ha alzato il tiro, in modo scomposto e scoordinato rispetto alla vertenza nazionale unitaria, con lettere in cui si minacciano diffide all’amministrazione e azioni di mobilitazione.

Cosa accadrebbe se l’Amministrazione, a seguito della diffida, bloccasse tutto? Che nessuno dei lavoratori, nemmeno il 50%, otterrebbe la progressione economica, perdendo il diritto alla fascia nell'anno 2019. 

Le responsabilità sarebbero chiare: se questo avverrà, i lavoratori devono sapere perché, e a causa di chi.

Se si sta andando verso la risoluzione del problema al MEF, è grazie all’azione unitaria dei sindacati nazionali, e non per pavide minacce di chi riduce l’azione sindacale a mera propaganda. Naturalmente, qualora la vertenza nazionale non andasse a buon fine, adotteremo tutte le iniziative del caso nell'interesse della totalità dei lavoratori aventi diritto.

C’è sindacato e sindacato!

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