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Negli ultimi giorni alcune testate giornalistiche hanno affrontato, in modo troppo semplicistico ed approssimativo, le criticità strutturali dei servizi educativi e scolastici di Roma Capitale, non tenendo conto delle peculiarità del settore e della grave carenza di personale supplente. 
 
Carenza che ha comportato, in molte giornate dello scorso anno scolastico, sovraccarico di lavoro per il personale in servizio e classi in sovrannumero ben oltre i limiti di legge.
 
Dai dati in nostro possesso, reperibili sul portale del Comune di Roma, non ci risulta tale incremento delle assenze dovute a malattia del personale docente, al contrario, prendendo a riferimento i secondi trimestri degli ultimi 3 anni, 2019, 2018 e 2017, sembra, addirittura, esserci stato un decremento:  dal 7,32% del secondo trimestre 2017, al 7,11% dello stesso periodo del 2018, al 6,35% nel 2019, della percentuale di assenza per malattia del personale dipendente dei Municipi, compreso il personale educativo e scolastico.
 
Contrariamente, dunque, a quanto viene riportato e, come più volte riferito dalla stessa Amministrazione Capitolina negli incontri sindacali, l’incremento di spesa per le supplenti è dovuto principalmente all’aumento del conferimento di incarichi per l’integrazione dei bambini diversamente abili per i quali l’Amministrazione non può esimersi.
 
Incremento questo che risulta essere in linea con l’andamento nazionale, tanto che lo stesso MIUR, nei dati raccolti dalle Rilevazioni sulle scuole-dati generali per l’a.s. 2016/2017, pubblicato a maggio 2018, lo definisce “decisamente ragguardevole”.
 
Vero problema è che tale aumento si scontra, inevitabilmente, con i limiti imposti dalle norme sul contenimento della spesa pubblica, che impongono, ai Comuni, di non superare la spesa sostenuta allo stesso titolo nel 2009, ossia 10 anni fa, oltretutto decurtata di quanto sostenuto per il costo delle supplenti che sono state poi stabilizzate.
 
Questo quadro normativo non è adeguato alle esigenze di gestione dei servizi educativi e scolastici degli enti locali. Non può essere negato il supporto, dovuto per legge, per la presenza di bambini diversamente abili, si tratta di una spesa ineludibile e Roma Capitale sarà costretta a superare i limiti imposti dalle norme, finché la legislazione nazionale non prevederà di omologare alle regole della scuola statale i servizi educativi e scolastici dei Comuni, che sono, a tutti gli effetti “Scuola Pubblica”, a maggior ragione dopo l’emanazione della legge sullo 0/6 che demanda alle strutture locali i percorsi educativi nei primi anni di vita.
 
C’è un confronto aperto con l’Amministrazione Capitolina per superare tutte le criticità emerse lo scorso anno scolastico, per garantire condizioni di lavoro adeguate e livelli di qualità dei servizi che rispondano ai bisogni delle famiglie e al diritto, sancito dalla norma, per un percorso integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a 6 anni.
 
Auspichiamo che tale confronto porti, nel più breve tempo possibile, a soluzioni condivise, affrontando i problemi “veri” e non quelli “fittizi” solo perché hanno eco nei media.
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