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Oggi è successo qualcosa di inedito: l’amministratore unico di AMA, Stefano Zaghis, in difficoltà su tutti i fronti - incapace di rispettare gli accordi e intollerante a ogni forma di democrazia sindacale - ha deciso di evitare gli interlocutori scomodi e, per cercare di scavalcare le organizzazioni sindacali aziendali e territoriali, ha convocato le strutture nazionali.

Uno spettacolo desolante.

Lo ha fatto con il solito metodo da cattivo padrone, minacciando questa convocazione al tavolo con Roma Capitale (il tavolo che cerca di gestire il disastro sociale causato dalle sue stesse scelte, ovvero fare cassa mettendo in strada 270 lavoratori degli appalti per la raccolta porta a porta delle utenze non domestiche), evidentemente convinto di trovare interlocutori più morbidi.

Non accetta il dissenso. Un dissenso maturato in mesi di gestione opaca, di salari aumentati fuori da ogni regola e in modo occulto, procedure di assunzione aperte in barba agli accordi e senza alcun confronto, accordi non mantenuti, trasferimenti fatti senza regole e senza esame congiunto, una gestione dell’emergenza covid dilettantistica, operata con l’esautorazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e tramite decisioni orientate alla costante umiliazioni delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il tavolo di oggi è stata una farsa. La Fp Cgil Nazionale ha deciso di non prestarsi e di non farsi strumentalizzare, delegando la struttura regionale a partecipare, affinché fosse chiaro che non si legittima un’azienda che ha interrotto le relazioni sindacali e procede per atti unilaterali.

Il paradosso della inutile convocazione di oggi – arrivata dopo un mese di vuoto e dopo mesi di impegni sottoscritti e non mantenuti - è che prosegue, anzi si palesa con più forza, la linea antisindacale di questa Ama sgangherata: non sono state convocate le Rsu, non sono state convocate le organizzazioni territoriali. Il contenuto? Nessuno! Un goffo tentativo di azzittire chi chiede regole e trasparenza, chi chiede che Ama la smetta di usare i trasferimenti a fini clientelari, chi chiede di avere dinamiche salariali non legate alle solite logiche feudali, chi chiede un’Ama nuova, percorsi di carriera, assunzioni trasparenti, lavoro dignitoso, una prospettiva industriale vera.

È un fatto grave, che allontana ancor di più l’amministratore di Ama dalla realtà, barricato com’è in una torre di avorio sempre più povera, sempre più incapace di offrire un servizio dignitoso, senza progetti, senza bilanci da tre anni. In 10 mesi Zaghis non è stato nemmeno in grado di approvare il bilancio 2017, che aveva promesso di approvare entro la fine di dicembre del 2019.

La riunione si è conclusa con una sbilenca proposta su un possibile protocollo sulle relazioni sindacali tra Ama e le organizzazioni sindacali nazionali. Speriamo che le altre organizzazioni, confederali e non, si oppongano a una simile messa in scena, a un tentativo di sanare attraverso questo espediente tutte le violazioni del contratto nazionale operate da un management inadeguato e incapace di assolvere al difficile ruolo che è chiamato a ricoprire.

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