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L’incontro di ieri (qui trovate verbale e documenti allegati) è stato un paradosso: AMA ha presentato uno scarno specchietto sugli esuberi del VI Municipio, un selezione per autisti, una selezione per Coa, una proposta sui lavoratori baricentrati sulla domenica.

Sugli “esuberi” nel VI Municipio stendiamo un velo pietoso, come sul reperimento per “altre zone”, non specificate. Una discussione senza né capo né coda. La richiesta unitaria al tavolo è stata semplice: quali zone sono in affanno? Su quali basi calcolate gli esuberi?

Tralasciando le valutazioni su un’azienda che per anni ha eseguito sull’attenti gli ordini del Campidoglio - spostato personale (che oggi si pretende di trasferire di nuovo ma, si precisa, su base volontaria, ove possibile) e rincorrendo un Porta a Porta sfiancante per i lavoratori e improduttivo - e che oggi torna indietro e punta alla raccolta stradale, ci domandiamo quando sarà possibile analizzare questa fantomatica “reingegnerizzazione dei servizi” (120 nuovi mezzi pesanti, 30mila cassonetti, ma tutto detto, a parole, senza un progetto messo nero su bianco di cui discutere). Sia i lavorato che i sindacati da anni sostenevano che il Pap non potesse essere esteso a tutta la città ma che andava fatto in aree che lo permettevano. L’azienda lo ha capito con 10 anni di ritardo: benvenuti nel mondo reale, quello della monnezza raccolta con le mani.

Sulle selezioni pensiamo che siano tutte utili (servono autisti, servono Coa, servono Tot, servono manutentori, seppellitori e tantissime altre figure figure) ma senza assunzioni si rischia di sguarnire ancor di più le zone, per l’ennesima volta usate come agnello sacrificale della propaganda. E riteniamo che in questa fase non ci siano garanzie sulla trasparenza delle suddette selzioni. Si può aspettare e tamponare come si è fatto, sbagliando, per anni.

Qual è l’AMA del futuro?

In questa fase andrebbe rilanciata l’azienda o, se qualcuno ha deciso che questo non è possibile, dirlo chiaramente: AMA va ridimensionata. Non si possono solo tappare i buchi. Tutti questi anni persi su una differenziata che non decolla, la mancanza di bilanci, le mancate assunzioni, sono elementi che ci parlano di un’azienda al crepuscolo. Dal dibattito è scomparsa l’impiantistica, mentre sull’internalizzazione dei servizi (vedi la triste vicenda UND-Multiservizi) si rischia un gioco a perdere: più servizi con meno personale. Perché solo nel 2019 sono andati in pensione altri 170 dipendenti.

Si prospetta una piccola AMA. Un’AMA ridimensionata, che perpetua le ingiustizia.

E arriviamo al lavoro baricentrato. Su questo serve chiarezza. Come Cgil, non avendo firmato i piani assunzionali scellerati che portarono a Parentopoli, e quindi al blocco decennale delle assunzioni, potremmo dire “ve lo avevamo detto”. Ma non serve a nessuno. Quello dei lavoratori baricentrati sulla domenica è un problema enorme, un’ingiustizia cocente, e tutti dobbiamo fare in modo che questi doppi e tripli binari vengano superati.

Come?

Partiamo dal mettere in chiaro i numeri: quanti servizi domenicali servono all’azienda, quanti possono essere spostati sul sabato e sul lunedì, quali sono le presenze medie reali, quanto si spende sul lavoro domenicale.

Partiamo da questi e, mentre con le nuove assunzioni e i reperimenti proviamo a redistribuire il carico di lavoro domenicale, facciamo un accordo di secondo livello che senza penalizzare nessuno porti gradualmente (ma in tempi ragionevolmente brevi) a rimarginare questa ferita.

Ieri l'azienda ha fatto un passo avanti troppo timido. A maggio nelle autorimesse si lavorerà una domenica in meno (attualmente 170 lavoratori lavorano ogni domenica, sempre) e la stessa riduzione avverrà in alcune zone (trovate tutto nel verbale e negli allegati).

Unitariamente avevamo chiesto da subito di dimezzare il carico. E crediamo che ci si debba arrivare, come minimo a giugno. Sappiamo tutti che in queste settimane il lavoro domenicale è pressoché inutile in molte unità produttive.

C’è un punto qualificante dell’incontro di ieri, che rappresenta una novità: “Relativamente al lavoro domenicale, le parti condividono la necessità di un’analisi puntuale rispetto ai servizi effettuati e da effettuare nelle giornate di domenica nonché la spesa sostenuta dall’azienda per questi servizi, che garantisca una ulteriore riduzione del lavoro domenicale anche post fase COVID-19. A tal fine le parti condividono di avviare entro il mese di maggio p.v. un tavolo sindacale specifico, finalizzato alla sottoscrizione di un accordo di secondo livello per individuare una soluzione che porti progressivamente al superamento dell’attuale modalità di lavoro baricentrato”.

Quest’occasione non va persa. Bisogna tentare, tutti, di mettere il massimo impegno per riunificare i trattamenti, quindi il mondo del lavoro in AMA. Se lo meritano queelle lavoratrici e quei lavoratori. Ed è semplicemente la cosa giusta da fare. Se riusciremo a farlo al tavolo, bene. Sennò troveremo le forme di mobilitazione per ottenere quel risultato.

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