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 La Fp Cgil torna a segnalare la grave situazione dei centri accoglienza, dopo che al CAS Casilina, il caso sospetto segnalato qualche giorno fa è risultato positivo al test Covid19.

“Già il 2 aprile avevamo scritto a Prefettura, Roma Capitale e Asl sui casi a noi segnalati di un positivo al centro ordinario “Usignolo” e un sospetto per un ospite del CAS Casilina, poi risultato positivo al tampone, chiedendo un intervento urgente a livello organizzativo per evitare che il centro diventasse un focolaio non controllato, e in generale, fossero prese misure complessive per la prevenzione della propagazione del virus in tutti i centri del circuito cittadino, per la tutela della salute degli ospiti e dei lavoratori”, scrive la Fp Cgil di Roma e Lazio. 

Ieri il caso sospetto è stato confermato, e il Sindacato torna a chiedere alle istituzioni, questa volta interessando anche la Regione Lazio, una risposta immediata per le strutture di accoglienza. “Nel CAS non ci sono attualmente le condizioni per il rispetto delle disposizioni di sicurezza date dal Governo e dalle ordinanze locali, sia per il numero di ospiti presenti che per gli spazi in cui sono collocati. In sei in una stanza, bagni e mensa in comune: non è possibile rispettare il distanziamento sociale né l’isolamento”, prosegue la Fp Cgil. 

“Prefettura e Roma Capitale non hanno ancora condiviso le scelte prese in merito alla sanificazione delle strutture, all’isolamento dei pazienti e alle strutture alternative messe a disposizione per la quarantena. Sappiamo che 50 migranti è stato previsto il trasferimento a Nettuno, con il coinvolgimento della Asl 6 per i tamponi, ma non sono arrivate indicazioni ufficiali allo stesso Comune. Così come non ci sono notizie chiare sull’aggiornamento dei DVR e la distribuzione di DPI e gel disinfettanti, né sulla sorveglianza sanitaria per tutti gli ospiti e per i 21 lavoratori, per i quali, operando anche in altri centri, dovrebbero essere previste procedure di controllo come la misurazione della temperatura a inizio del servizio”. 

“Tutti adempimenti fondamentali e urgenti che chiediamo vengano attivati immediatamente: è essenziale adeguarsi a quanto prevedono DPCM e ordinanze sulle procedure di prevenzione e sicurezza, specie sulle dotazioni di dispositivi adeguati negli ambienti di lavoro e sulle misure organizzative necessarie a garantire isolamento e distanziamento sociale. Dotazioni e procedure previste da norme e protocolli, di cui devono essere forniti tutti i centri Cas, ordinari o per il piano freddo, sia quelli in capo alla Prefettura che a Roma Capitale”. 

“I centri accoglienza, su cui anche prima dell’emergenza le condizioni di vita e lavoro sono delicate, non possono diventare – come già accaduto per le residenze anziani – focolai incontrollati di propagazione del virus. Mantenere o peggio aumentare il numero di ospiti, oltre che contrario a quanto prevedono le attuali norme, va nella direzione contraria alla prevenzione. Altrimenti, oltre al pericolo per la salute di ospiti e lavoratori, si rischia l’innesco di una vera e propria “bomba” sociale, che può rendere ancora più difficile la convivenza nel quartiere, al centro delle tensioni con i cittadini del quartiere già l’anno scorso”.

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