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Dramma per migliaia di giovani migranti e intere famiglie accolte dal sistema di accoglienza diffusa, per una circolare del servizio centrale del SIPROIMI che nei giorni scorsi ha sollecitato l’uscita entro il 31 dicembre dai CAS, le strutture di seconda accoglienza in capo ai comuni, dei titolari di protezione umanitaria e richiedenti asilo, a cui secondo il decreto sicurezza non è più riconosciuto il diritto all’accoglienza.

Provvedimento controverso nei tempi e nelle modalità, sia perché con un precedente decreto del Viminale si era disposta la proroga dei servizi in essere a giugno 2020 (pur con fondi irrisori che hanno portato le realtà più piccole del terzo settore a non sostenere le attività), sia perché la Corte di Cassazione, stabilendo la non retroattività del decreto Salvini, ne stabilisce l’inapplicabilità ai progetti di accoglienza avviati prima di ottobre 2018.

Mentre non sono chiare le indicazioni di sostegno e finanziamento dei progetti alternativi ai Comuni, e sempre entro la fine dell’anno si definiscono modalità e riparto delle risorse per accedere ai finanziamenti Siproimi per i prossimi anni, di fatto quasi la metà di chi attualmente viene ospitato all’interno delle strutture di accoglienza rischia di non avere più un posto dove stare. Già con la contrazione delle risorse si sono fermate attività inclusive e assistenza professionale per l’inserimento dei migranti nel territorio. Meno corsi di lingua, meno supporto psicologico, meno assistenza sanitaria e legale, meno percorsi di inserimento lavorativo.

“Riducendo drasticamente la platea di beneficiari di seconda accoglienza, da subito abbiamo denunciato che la crisi del sistema e la contrazione del numero di operatori dedicati a questi servizi sarebbe presto arrivata. Solo a Roma, delle 54 strutture di accoglienza, solo 5 sono direttamente dipendenti dal circuito cittadino e in grado di derogare alla norma nazionale. Numero assolutamente insufficiente per sostenere l’eventuale fuoriuscita di oltre il 40% degli attuali beneficiari, che di fatto hanno perso il diritto d’accoglienza. E sempre sulla Capitale si riverseranno i migranti espulsi dai centri degli altri territori regionali e nazionali. Tagliati fuori e gettati in strada.

Il decreto sicurezza è una legge assurda che si fonda su odio e discriminazione, potenziale causa di emergenza sociale e caos nei territori. Vengono distrutti anni di esperienze positive, di accoglienza diffusa e sostenibile, generando una crisi sociale e occupazionale in un settore che da sempre vive nell’instabilità.

Serve una chiara presa di posizione da parte delle istituzioni e una netta inversione di rotta da parte del Governo. Non è possibile calpestare gli esseri umani. Non è possibile mai, ma è inumano, ancora di più, gettare in strada migliaia di migranti, anche minori, nel periodo invernale e durante le feste, quando già i servizi in sé subiscono un rallentamento. Per tutti i migranti e per tutti i lavoratori coinvolti, non accettiamo che si consumi nel silenzio e nell’indifferenza una tragedia così grande”.

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