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"Io non respingo, accolgo". Questo sarà lo slogan che le lavoratrici e i lavoratori del terzo settore, insieme a tutta la Funzione pubblica Cgil di Roma e Lazio, porteranno in piazza il 9 febbraio alla manifestazione unitaria che I sindacati hanno deciso contro le attuali politiche e le misure prese dal Governo.

Al Terzo settore viene affidata una parte sostanziale di servizi di assistenza, accoglienza e utilità sociale, arrivando dove le istituzioni da sole non riescono: sono questi lavoratori che rendono possibile l’accesso ai servizi per ogni fascia di popolazione che più ne ha bisogno.L’assistenza educativa e socio assistenziale, assistenza didattica per ragazzi ciechi e sordi (tiflodidattica e linguaggio LIS), le prestazioni socio sanitarie negli ospedali e a domicilio, la gestione delle strutture di accoglienza e i processi di scolarizzazione e integrazione degli stranieri che vivono nel nostro Paese: Sono loro il terminale di una rete pubblica di welfare che sta subendo un’inaccettabile restrizione sul territorio.

Un settore dall’anima forte e dalle gambe fragili: dalla tutela contrattuale alla continua lotta per garantire livelli occupazionali e salariali, alle ricadute sulla sicurezza e la qualità del lavoro quando nel frammentato sistema degli appalti pubblici si lascia spazio all’illegalità, i lavoratori hanno meno diritti e meno tutele rispetto ad altri. Sono figure professionali che lavorano magari da anni fianco a fianco con i dipendenti pubblici, supplendo alle carenze di organico dovute a anni di blocchi assunzionali. Ma per loro alcune porte sono chiuse, perché non sempre nei concorsi pubblici viene dato valore all’esperienza da loro acquisita. Una lotta continua, giorno dopo giorno, in un settore frastagliato e difficile. Eppure così strategico per quelle politiche di solidarietà e accoglienza che vogliamo riportare al centro dell’agenda politica.

La propaganda discriminatoria che ha portato al Decreto “Sicurezza”, sta producendo effetti distorsivi e gravi per gli ospiti delle strutture e per gli stessi lavoratori. Quanto accaduto al CARA di Castelnuovo di Porto è stato il primo, emblematico caso di cosa vuol dire legiferare sulla spinta dell’odio: un motore facile da accendere ma difficile da governare. Il braccio di ferro a favore di telecamere sulla pelle di pochi migranti bloccati in mare, è un’altra drammatica cifra dell’attuale strumentalizzazione del fenomeno migratorio. Che non si potrà mai fermare. Le persone non sono pesci, né sono, mai, un problema sociale in sé. Rispetto, accoglienza, solidarietà meritano giuste politiche, di integrazione, assistenza, accoglienza, che traducano i principi in scelte sostenibili, ma non mettano mai in discussione il rispetto dei diritti umani, che non solo le norme internazionali recepiscono. Rispettare e restare umani non è e non sarà mai un obbligo, ma la base della convivenza civile. Che è dovere di chi governa rendere possibile.

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