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Con la legge di bilancio 2021 viene finalmente sanata un’ingiustizia e restituito un diritto fondamentale ai lavoratori: il pieno riconoscimento della contribuzione previdenziale a chi svolge la propria prestazione in part-time ciclico verticale, considerando ai fini dell’anzianità contributiva anche i periodi di sosta.

Per i lavoratori della Funzione Pubblica, la norma riguarda in particolare gli addetti ai servizi scolastici per l’integrazione degli alunni disabili: anche per loro si apre una possibilità importante che avvicina il momento della pensione.
Fino ad oggi, infatti, una lavoratrice o un lavoratore, in considerazione della suddetta tipologia contrattuale, sarebbe stato costretto a lavorare molto di più per raggiungere il traguardo della pensione.

In dettaglio, la disposizione normativa all’art. 1 comma 350 della Legge di Bilancio prevede che per i contratti di lavoro a tempo parziale verticale, in corso al 1.1.2021 o che abbiano decorrenza successiva, il numero delle settimane da considerare per l'anzianità utile ai fini del diritto al trattamento pensionistico si determini rapportando il totale della retribuzione annua percepita al minimale contributivo settimanale (206,23€, nel 2020). Invece, per i contratti di lavoro a tempo parziale già esauriti al 1.1.2021, il riconoscimento delle settimane sarà condizionato alla presentazione di un’apposita domanda, corredata da idonea documentazione. In ogni caso, la nuova disposizione potrà determinare la liquidazione di trattamenti pensionistici con decorrenza successiva al 1.01.2021.

Si parla, va sottolineato, di requisiti temporali, non di importi contributivi; in altre parole la finalità è che a fronte di 40 anni di lavoro verranno riconosciuti 40 anni di contributi (e non più 30 come era fino ad oggi): ad esempio un lavoratore con 40 anni part time ciclico verticale avrà lo stesso diritto ad accedere alla pensione del lavoratore con 40 anni di part time orizzontale (e non più 30 come accaduto fino ad oggi), entrambi con lo stesso assegno pensionistico (ridotto rispetto ad un tempo pieno).

La Cgil ha sempre sostenuto questa battaglia per sanare a livello normativo una disparità di trattamento tra part time orizzontale e ciclico verticale (che riconosceva solo ai part time orizzontali l’intero periodo di anzianità contributiva, e ai part time verticali ciclici la sola anzianità relativa ai periodi lavorati), che la Corte di Giustizia Europea già nel 2010 aveva già definito come discriminatoria. Abbiamo assistito lavoratrici e lavoratori nei numerosissimi contenziosi legali: nonostante il grande numero di sentenze di Cassazione abbiano condannato l’INPS a riconoscere il diritto ai lavoratori, l’Istituto, pur soccombendo in sede giudiziaria (con la condanna al risarcimento delle spese legali e uno spreco, quindi, di risorse pubbliche rilevanti) non ha modificato il proprio atteggiamento, continuando a negare il riconoscimento di un diritto che adesso non è più in discussione.

In attesa della circolare dell’INPS che adeguerà alla norma le procedure per il riconoscimento dei contributi, siamo pronti insieme al Patronato INCA a dare alle lavoratrici e ai lavoratori tutti i chiarimenti, attivandoci non appena possibile per fornire assistenza sulla presentazione delle domande (necessarie per i contratti già esauriti al 1 gennaio 2021).

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