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Al San Francesco, centro d’accoglienza per titolari di protezione internazionale sito in zona Monteverde, 17 ospiti su 25 sono ad oggi positivi, come 9 persone dello staff su 11. Numeri che descrivono una situazione sanitaria sfuggita di mano ai gestori, in un contesto in cui ritardi e disfunzioni delle Asl hanno giocato purtroppo un ruolo decisivo.
La vicenda del centro d’accoglienza comincia con lo screening anticovid attivato dalla Asl Roma 3 circa due settimane fa, da cui risultavano 4 ospiti su 25 ed un addetto alle pulizie positivi al SarsCov2.
La Asl avviò il trasferimento dei positivi presso il Covid Hotel di zona, tranne che per un utente con patologie mentali, le cui condizioni erano incompatibili con il servizio per asintomatici o convalescenti.
“Le autorità sanitarie sembrano essersi dimenticate che l’emergenza #Coronavirus riguarda anche i centri d’accoglienza. Perfino per stabilire i nuovi standards abitativi c’è voluta un’interrogazione apposita. In questo vuoto le Asl si muovono in ordine sparso, secondo sensibilità e disponibilità piuttosto varie”, dice Francesca Biccari, Fp Cgil Roma e Lazio.
All’allargarsi dei numeri del contagio al secondo giro di screening (10 ospiti su 25), i gestori hanno richiesto più volte alla Asl di poter trasferire tutti gli utenti, sia positivi che negativi; la difficoltà a reperire alloggi per i negativi sarebbe alla base della decisione di tenere tutti gli ospiti rimasti nel centro, con tutti i suoi limiti strutturali; il risultato sono i numeri che riportiamo sopra.
“E’ proprio la mancanza di protocolli d’azione in casi come questo ad aver determinato una serie di fatali ritardi di notifica, che combinati con l’inadeguatezza della struttura ad ospitare sezioni in isolamento, ha portato all’allargarsi del contagio all’interno della struttura”, conclude Biccari.
Attualmente il San Francesco è presidiato da agenti di vigilanza, coadiuvati durante il giorno dal lavoro dell’assistente sociale, unica del personale a risultare negativa.
“E’ urgente che la Regione intervenga per stabilire regole chiare ed univoche, con tempi certi e sicuri per la sorveglianza sanitaria nei centri d’accoglienza del Lazio”, così Giovanni Alfonsi della segreteria Fp Cgil Roma e Lazio; “come c’è bisogno che il Comune, titolare del servizio, si attivi perché venga garantita agli ospiti come ai lavoratori una permanenza sicura nelle strutture d’accoglienza”.
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