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La Fp Cgil Polizia Penitenziaria di Roma e Lazio, il 9 ottobre, ha effettuato una visita al Carcere Romano di Regina Coeli, accompagnati dal Direttore e dal Comandante. Anche in questa struttura, come nel resto della regione, i tagli all'organico incidono sull'organizzazione del lavoro. La struttura dell'istituto non consente con il personale disponibile di coprire tutti i posti di servizio, necessari alla sicurezza. 

Il personale in forza è di 401 unità a fronte delle 516 previste da pianta organica e si trova a gestire 1056 detenuti tutti giudicabili, mentre la capienza massima regolamentare prevista è di circa 900 detenuti.
L'istituto, luogo nevralgico nella storia del 900 italiano, è stato utilizzato in parte dai nazisti per i rastrellamenti e successive deportazioni e in parte dal governo dell'epoca per arrestare i detenuti partigiani. Per tale motivo un'intera sezione è sottoposta a vincoli di storici e architettonici da parte del Ministero dei beni culturali, pertanto non possono essere apportate significative modifiche architettoniche e strutturali.

L'istituto ha un centro clinico per malati cronici che può contare su una struttura riabilitativa e due sale operatorie, nel quale operano circa 130 unità di personale medico/infermieristico.

L'Istituto riceve senza soluzione di continuità tutti gli arrestati sul territorio romano e dell'hinterland, contando pertanto 5000/6000 ingressi annuali. Ruolo nevralgico è svolto dalla matricola che, nonostante la carenza di organico, spicca per la competenza del personale.

Tutto l'istituto è gestito grazie alla grande professionalità del personale di Polizia Penitenziaria che nonostante la grave carenza organica, riesce a contenere ed a evitare eventi pregiudizievoli che potrebbero verificarsi a causa della multietnicità e delle diversa natura dei reati in capo alla popolazione detenuta.

Il personale educativo previsto è di 12 unità che, congiuntamente agli operatori esterni, garantiscono una serie di iniziative educative alla popolazione detenuta.

La struttura, nella parte destinata alle caserme agenti, si presenta fatiscente e maleodorante. Ad eccezione di un numero limitato di stanze doppie a cui si accede per interpello; le altre sono stanze destinate a ricevere solo armadi e il personale (quasi tutto pendolare) è costretto ad alternarsi a condividere l'unico letto disponibile. I bagni e i locali docce sono in comune e gli scaldabagni non funzionanti. Fino ad oggi a nulla sono valse le richieste della Fp Cgil rivolte alla Direzione di risanare l'intera caserma.

Come ormai ripetiamo da tempo, anche per le due strutture penitenziaria occorrono politiche condivise tra Parte Pubblica e Sindacati per denunciare la carenza di personale e la necessità di rivedere le piante organiche del Lazio. Occorrono interventi mirati e investimenti economici sulla struttura e sulla formazione del personale.

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