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Nelle carceri del Lazio la situazione è sempre più insostenibile: due aggressioni al personale da parte di due detenuti, entrambi italiani, a Velletri e Cassino. 7 giorni di prognosi all’assistente di Velletri, e ieri un’altra aggressione ai danni di un ispettore superiore addetto alla sorveglianza generale.

Sempre di questi giorni, la notizia del tentato suicidio di un detenuto con problemi psichiatrici a Civitavecchia.

“Sicurezza, assunzioni, contratti. Sono state e sono ancora le parole chiave di una mobilitazione aperta da tempo e che ci ha visto manifestare in questi mesi, in tantissimi presidi davanti alle singole carceri, da Velletri a Civitavecchia, fino alla protesta di fronte al Ministero Giustizia il 10 giugno scorso, con la categoria nazionale. Quanto denunciamo da anni, sull’inadeguatezza degli organici (sempre più detenuti, sempre meno agenti), degli spazi e delle dotazioni, della gestione delle attività ordinarie e dell’insufficienza di strutture e organizzazione adeguata per i detenuti affetti da patologie psichiatriche, sta diventando una pericolosa bomba sociale”, denuncia la Fp Cgil di Roma e Lazio.

“I carichi di lavoro eccessivi, le difficoltà di usufruire di diritti acquisiti come congedi, riposi, permessi 104, la copertura di più posti di servizio nella stessa giornata: tutto questo sta portando gli agenti in servizio al burn out. Meno sicurezza, gravi condizioni di lavoro, maggiori rischi per tutti. Ed è una situazione trasversale, comune in pressoché tutti gli istituti del Lazio. Il sistema carcerario della regione, come in gran parte d’Italia, necessita di un intervento urgente di potenziamento degli organici. La tutela della salute e della sicurezza, dei lavoratori quanto dei detenuti, passa necessariamente per il potenziamento degli organici – almeno 7000 in più, per tutta Italia - e investimenti specifici”, prosegue la Cgil.

“Un’attenzione che le Amministrazioni tutte, dal Ministero ai Provveditorati, devono dare, per individuare in breve tempo soluzioni e atti concreti. Non si può parlare di condizioni di vita e lavoro nelle carceri a ogni incidente, e poi dimenticarsene fino al successivo. Lo stato di agitazione è aperto e continueremo a denunciare e portare avanti la nostra mobilitazione, per arrivare ai tre punti essenziali: sicurezza, assunzioni e rinnovo contrattuale, per aumentare salari, diritti e tutele del personale di polizia penitenziaria, che in ogni condizione, ogni giorno, lavora per la sicurezza degli istituti e colma carenze di ogni tipo, mettendo a rischio la propria vita”, conclude il sindacato.

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