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“Alla grande sinergia messa in campo da pubblico e privato per affrontare l’emergenza sanitaria non corrisponde parità di trattamento per i lavoratori. Un divario che da sempre vogliamo colmare e ora insostenibile. Indennità, organici, sicurezza: sono tanti i punti di divergenza tra pubblico e privato e le disparità all’interno del privato stesso che ora emergono in modo ancor più netto”, affermano i Segretari Generali di Fp Cgil, Giancarlo Cenciarelli, Cisl Fp, Roberto Chierchia, Uil Fpl, Sandro Bernardini.

Alle prime strutture riconvertite a hub COVID, da Gemelli e Columbus, si sono aggiunte tante altre. In alcune di queste, come l’Israelitico, come in altre non COVID, da Fondazione Santa Lucia, a Policlinico Casilino e Fondazione Don Gnocchi, sono stati attivati gli ammortizzatori sociali per una parte di lavoratori.

“Bene che la Regione, dopo le nostre sollecitazioni, abbia specificato alle aziende che la fatturazione in acconto di 1/12 del 90% del budget 2019 per le mensilità di marzo, aprile e maggio, necessariamente deve essere accompagnata da una dichiarazione di non utilizzo degli ammortizzatori sociali. Ora è quanto mai urgente che si stabilisca un confronto complessivo con le parti datoriali e la Regione per affrontare e risolvere le molteplici complessità della sanità accreditata e della sanità esternalizzata”, proseguono i segretari generali.

“Lavoratori che garantiscono servizi pubblici con un contratto scaduto da 13 anni, che viene applicato in maniera difforme, o con contratti come l’AIOP RSA, peggiorativi su condizioni salariali e diritti dei lavoratori. Un contratto, non firmato da Cgil Cisl e Uil, che risulta quanto mai incompatibile oggi, considerando le implicazioni economiche e organizzative che seguono alla scelta di riconvertire alcune RSA in strutture COVID 19. Complessivamente, l’attivazione di posti letto COVID in strutture accreditate porterà a una ridefinizione delle quote riconosciute alle aziende: è fondamentale che la Regione ci sostenga nel tradurre le maggiori entrate in un adeguato riconoscimento economico per gli operatori sanitari, sulla strada già impostata con l’accordo dell’11 aprile”, proseguono i segretari generali.

“Sugli organici è grido d’allarme: in assenza di requisiti specifici sul numero di operatori necessario all'assistenza dei pazienti COVID-19, abbiamo la percezione che, ancora una volta, ognuno decida liberamente. Anche in strutture non destinate al Covid-19, dove già gli organici sono al minimo consentito, le carenze dovute alla diffusione del contagio non consentono a chi è in servizio di operare in sicurezza, né la propria né quella dei pazienti. Con l’ordinanza emanata ieri dalla Regione, finalmente, si da una stretta alle misure a tutela della salute e della sicurezza degli operatori, ma anche degli utenti, frutto delle nostre costanti segnalazioni sulla necessità di controlli sull’applicazione di procedure e dispositivi di protezione. Dove si è chiesto di non indossare mascherine per questioni di “immagine”, dove sono state date indicazioni fai – da – te su percorsi di intervento e sanificazione ambienti, oggi registriamo un alto numero di contagi, ora più che mai è necessario essere ancora più incisivi per arginare i contagi e far lavorare gli operatori nella massima sicurezza, proseguono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.

“Si colga ora l’occasione – concludono i segretari generali di Fp Cgil Cisl Fp e Uil Fpl - per riallineare diritti e tutele dei lavoratori. L’interesse pubblico deve prevalere, e spetta al regolatore istituzionale un’azione più incisiva di governance con vincoli validi per tutti. Indennità, prevenzione e sorveglianza sanitaria attiva, standard di sicurezza e requisiti organizzativi: è il momento di invertire la rotta, di dare risposte concrete e riconoscere il valore e l’alta professionalità di lavoratrici e lavoratori che con estrema dedizione e tra mille difficoltà garantiscono la salute di tutti”.

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