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La sospensione dell’attività è stata comunicata con una nota on line l’11 luglio scorso: le 14 lavoratrici del reparto di Ostetricia della Clinica Villa Pia sono a rischio licenziamento. A partire dai programmi operativi 2013-2015, la Regione Lazio ha attuato le linee di indirizzo indicate già nel 2010 dalla Conferenza Stato Regioni per la riduzione del taglio cesareo e il miglioramento della qualità e sicurezza dell’assistenza alla nascita. Una revisione del modello organizzativo che, attraverso la concentrazione dell’offerta, ha stabilito di arrivare alla chiusura di Unità operative sotto ai 500 parti annui, prevedendo, entro il 2016, Unità con un minimo di 1.000parti/anno. Per le strutture con un volume di nati inferiore a 500, l’attività ostetrica/neonatologica non è stata più contrattualizzata. Così, la Clinica Villa Pia, che rientrava tra le strutture al di sotto della soglia minima, ha continuato a portare avanti l’attività, autorizzata ma non più remunerata dalla Regione, aprendo al contempo una serie di contenziosi con l’ente, su cui è attesa nei prossimi mesi la pronuncia del Consiglio di Stato.

A metà maggio ha deciso di avviare la chiusura dell'attività e ha aperto la procedura di licenziamento per le 14 lavoratrici del reparto. Così Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl di Roma e Lazio: “Ci troviamo a gestire un licenziamento collettivo, di fatto senza prospettive e senza armi per contenere gli esuberi. Le ostetriche, le infermiere pediatriche e le puericultrici, per la specificità del lavoro che svolgono, non sono ricollocabili in altri reparti della clinica. Non ci sono ammortizzatori sociali perché non c’è, al momento, prospettiva di ristrutturazione aziendale che ne comprenda le qualifiche interessate. Domani, martedì 23 luglio, saremo all'assessorato al Lavoro della Regione Lazio per la fase finale della procedura, e contemporaneamente le lavoratrici saranno in presidio, dalle ore 10.00, con la solidarietà dei colleghi, delle famiglie che hanno fruito dei servizi della struttura e hanno scelto la Clinica per far nascere i propri figli, conoscendo loro per primi la loro professionalità e dedizione.   In questi giorni, tante sono state le dimostrazioni di vicinanza, ed è stata lanciata anche una petizione online”.

“E’ l’ennesima dimostrazione delle disparità tra pubblico e privato accreditato contro cui lottiamo”, proseguono Cgil Cisl e Uil. “Una norma che vale per la sanità pubblica, pur condivisibile, in sanità privata implica diverse e più gravi conseguenze. Nelle strutture private accreditate, riorganizzazioni e accorpamenti molto spesso mettono di fronte a chiusure e licenziamenti. A parità di lavoro svolto, dovrebbero corrispondere anche le stesse tutele e garanzie per i lavoratori. Oltre al vergognoso blocco del contratto, fermo ormai da 13 anni, spesso i lavoratori non perdono solo il salario, ma il proprio posto di lavoro. Noi – concludono – ci saremo fino alla fine”.

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