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Cgil Cisl Uil: “Un ‘modello Lazio’ senza personale? Altro che programmazione, se la Regione non interviene, servizi in tilt. In assenza di risposte, scenderemo in piazza”

Roma, 27 luglio 2022 – “Un ‘modello Lazio’ senza personale? Altro che programmazione, se la Regione non interviene con assunzioni e stabilizzazioni immediate, i servizi andranno in tilt”, così Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini - segretari generali di categoria Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio – rispondono alle delibere appena assunte dalla Regione sulla costruzione della nuova rete territoriale: “Se non si colma la gravissima carenza di personale che sta trascinando a fondo le aziende ospedaliere e sanitarie della regione, avremo solo infrastrutture vuote che saranno affidate ai privati, in barba a qualsiasi pianificazione. In sanità siamo sotto di 7.000 unità di personale, un’enormità, e il trend è in deciso peggioramento visto che i concorsi latitano e i pensionamenti corrono. Senza parlare dei 3.500 precari che ancora aspettano la stabilizzazione concordata. Bisogna intervenire subito o, con la nuova ondata di contagi, rischiamo di non garantire ai cittadini neanche i minimi assistenziali oltre che non dare risposte sullo smaltimento delle liste di attesa”.


Una nuova presa di posizione forte da parte delle federazioni regionali di categoria di Cgil Cisl e Uil, ribadita oggi in Prefettura a Roma, dove sono state convocate per il tentativo di conciliazione. Ma l’accordo non c’è: “Questa mattina, con tutte le 14 aziende sanitarie e ospedaliere dell’area metropolitana di Roma presenti, abbiamo ascoltato tante dichiarazioni e nessuna soluzione. Anche perché era assente la Regione Lazio, titolare a norma della Costituzione delle decisioni sull’organizzazione dei servizi sanitari, da cui dipendono tutte le azioni che le aziende possono mettere in atto per colmare le carenze di personale. Mancano infermieri, Oss, figure di assistenza, tecnici, amministrativi, professionisti, ausiliari oltre alla dirigenza. In questi mesi abbiamo firmato con l’amministrazione regionale accordi precisi e pretendiamo che vengano rispettati”.


“La Prefettura oggi ci ha ascoltato con attenzione raccogliendo il nostro grido di allarme per la tenuta del servizio, non solo per la tutela dei lavoratori coinvolti. Siamo fiduciosi che il Prefetto possa interloquire con la Regione per far si che si apre quella fase di confronto e di dialogo che in questi ultimi mesi è mancata invogliandola a dare risposte concrete”, puntualizzano i segretari.


“La nostra è una mobilitazione per i lavoratori e per i cittadini. Dobbiamo salvare il Ssr da un tracollo annunciato. Con la Regione che tiene fermi i bandi promessi, taglia i posti a concorso e nega gli investimenti necessari per far funzionare i servizi alle persone. E’ uno stallo pericoloso, i lavoratori sono allo stremo e non riescono più a garantire la presa in carico dei pazienti”.
“Dopo lo stato di agitazione, le bandiere e gli striscioni nelle strutture, la nostra mobilitazione crescerà. I lavoratori sono oltre il limite della sostenibilità per le carenze numeriche ed organizzative: i turni raddoppiati, le ferie e i riposi negati, le prestazioni aggiuntive e i carichi di lavoro moltiplicati, non fanno che accrescere la legittima rabbia e delusione dei dipendenti”, concludono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.

“Oggi non abbiamo avuto risposte dalle aziende, se la Regione dovesse restare sorda anche ad un auspicabile intervento del Prefetto saremo costretti a proseguire con le nostre azioni sindacali a partire da una grande manifestazione sotto la sede regionale, fino ad arrivare anche allo sciopero del personale della sanità. È in gioco la salute dei cittadini, non ci fermeremo finché non sarà messo in sicurezza il sistema sanitario regionale con le assunzioni, le stabilizzazioni e gli investimenti necessari”.

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