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Cgil Cisl Uil: “Oltre un decennio di attesa per il nuovo Ccnl è una vergogna. Aprire subito la trattativa, Regione e ministro intervengano”

La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle Rsa indetta da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl per rivendicare l’apertura del tavolo negoziale sul contratto non si ferma. Oggi le federazioni regionali di categoria hanno portato la protesta fin sotto la sede del Ministero della Salute, con un presidio che, insieme alla legittima rabbia degli operatori, ha nuovamente messo in fila le ragioni del personale delle residenze sanitarie assistenziali rispetto ad un ritardo, quello per il nuovo Ccnl, di oltre un decennio.

Quella di Cgil Cisl e Uil è una mobilitazione in grande stile con iniziative in tutte le strutture della regione. E con tanti presidi: si è iniziato il 6 maggio alla sede Aiop (l’associazione datoriale dell’ospedalità laica), proseguito il 20 maggio con il presidio itinerante alle Ancelle Francescane del Buon Pastore, Villa Maria Pia, Villa Verde e Villa Chiara, poi il 6 giugno con la manifestazione alla sede Aris (l’associazione datoriale dell’ospedalità religiosa) e il 20 giugno con un nuovo presidio itinerante tra Don Guanella Maschile e Femminile, Don Gnocchi e Don Orione. Da parte dei sindacati nessuna intenzione di fermarsi. Dopo la protesta di oggi al dicastero del ministro Roberto Speranza a Lungotevere Ripa, si stilerà un nuovo calendario di iniziative che interesseranno le sedi dei gruppi INI, Giomi e Dolomiti, così come quella della Regione Lazio”, e così avanti fino a quando ai lavoratori di questo delicato settore sarà consegnato il rinnovo del contratto”, promettono Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini - segretari generali di categoria Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio.

“Le Rsa sono un baluardo decisivo del sistema sanitario, ma alle lavoratrici e ai lavoratori, che hanno pagato un prezzo altissimo in pandemia, da oltre un decennio, è negato il sacrosanto diritto al rinnovo del Ccnl”, ribadiscono i segretari. “Quella che abbiamo avviato in tutte le Rsa è un’azione determinata per garantire giusti salari, giusti diritti e giuste tutele normative al personale. E per eliminare dumping e contratti pirata. Vogliamo un contratto che riconosca diritti e professionalità in linea con gli standard della sanità privata, gli stessi da noi sottoscritti nel 2020 con Aris e Aiop”.

“La chiusura delle associazioni datoriali è vergognosa, Ministero della Salute e Regione Lazio devono intervenire: chi eroga denaro pubblico deve pretendere il rispetto dei lavoratori e dei contratti di lavoro. E far valere gli accordi, come quello con la Regione sulla creazione di residenze sanitarie assistenziali pubbliche. La trattativa va aperta subito”, proseguono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini. “Senza contare che proprio a causa dell'applicazione di contratti a ribasso nelle Rsa sta aumentando la cronica carenza di infermieri e di personale sanitario, tecnico e amministrativo. Per questo chiederemo un incontro con la Regione Lazio per valutare se ci sono le condizioni di accreditamento di ogni singola struttura”.

“Più che mai in questi giorni, in cui nuovamente si innalzano i contagi da Covid, vogliamo far sentire forte la nostra voce e rivendicare che quello alla salute è un legittimo diritto di ogni cittadina e cittadino, che si realizza solo se vengono assicurati i diritti delle lavoratrici e lavoratori che lo garantiscono. Per questo, come richiesto da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl nazionali al ministro Roberto Speranza, anche in relazione ai contenuti del DL Concorrenza, ci aspettiamo che si apra finalmente un tavolo di confronto che veda anche la presenza della rappresentanza delle Regioni. Non accetteremo che l’inerzia di datori di lavoro e istituzioni si protragga ancora. Siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative, anche le più eclatanti per tutelare il personale e la qualità dei servizi alle persone”, concludono i segretari regionali di categoria.

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