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“Pretendiamo il rispetto del contratto e la piena trasparenza sul passaggio di proprietà del Fatebenefratelli. La Regione non può restare alla finestra quando si calpestano i diritti dei lavoratori e si mette a rischio il funzionamento di un ospedale importante come questo”. I sindacati alzano i toni, mentre non si ferma la protesta degli operatori del San Giovanni Calibita, oggi di nuovo in presidio all’Isola Tiberina e pronti ad arrivare allo sciopero per salvaguardare il futuro delle famiglie e dei servizi sanitari. “Siamo mobilitati da mesi, abbiamo aperto lo stato di agitazione e, in assenza di risposte chiare, incroceremo le braccia”, dichiarano Marilena De Feudis, Fp Cgil Roma Lazio, Antonio Cuozzo, Cisl Fp Lazio e Giancarlo Salmeri, Uil Fpl Roma e Lazio.

“Ancora una volta si manca di rispetto a lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono servizi pubblici alla salute, hanno pagato in questi anni di tasca loro la crisi finanziaria dell’azienda e hanno affrontato in trincea l’emergenza pandemica. E’ una vergogna che ancora oggi non si vedano riconosciuti gli avanzamenti economici previsti dal contratto nazionale. E a tutto questo, nell’ipotesi di una rimodulazione delle attività a seguito dell’acquisizione da parte del Gruppo San Donato, si aggiunge l’incertezza del posto di lavoro. Temiamo il taglio di 1000 dipendenti e decurtazioni salariali. Non lo lasceremo passare”.

“Le relazioni sindacali sono al minimo storico e la direzione continua ad agire nell’ombra, il comportamento nei confronti di lavoratori e sindacati è inaccettabile”, proseguono De Feudis, Cuozzo e Salmeri. “Il Fatebenefratelli è l’unica struttura sanitaria a non aver ancora applicato il Ccnl rinnovato a ottobre 2020, e da allora abbiamo più volte cercato di trovare un accordo e fermare la scelta unilaterale di riconoscere solamente la metà degli avanzamenti economici previsti, ovvero il 50% coperto dalle risorse regionali, oltre a dividere l’una tantum di 1000 euro in due tranche e spalmare gli arretrati da luglio 2020 fino a tutto il 2023. Una vergogna ancora peggiore se, mentre si negano diritti ai lavoratori, come abbiamo più volte denunciato, si sceglie di investire migliaia di euro al mese a società di consulenza”.

Sulla vertenza prendono posizione anche i segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio che chiedono un intervento urgente da parte della Regione Lazio, responsabile diretta di tutto il sistema sanitario regionale: “Serve un’azione immediata al fine di non disperdere la professionalità e il sacrificio che questi lavoratori hanno affrontato e continuano ad affrontare con straordinario senso di abnegazione. L’inerzia è un pessimo modo di gestire un sistema di salute che per metà è fatto di sanità accreditata e che deve scommettere sulle persone e sulle competenze per riorganizzare i servizi nella fase post-pandemica”, scandiscono Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini.

“Vogliamo che la Regione Lazio prenda una posizione chiara e convochi subito un tavolo sul Fatebenefratelli. Nessun accreditamento a chi non rispetta i lavoratori, i contratti e le regole minime di trasparenza”, concludono i segretari generali di categoria. “Serve un subito un intervento per salvare salari, posti di lavoro e prestazioni. La nostra mobilitazione non si fermerà”.

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