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Protesteranno domani, giovedì 6 maggio, dalle 13 alle 15, le lavoratrici e i lavoratori dell’Ospedale S. Andrea di Roma: mancato pagamento degli straordinari degli ultimi due anni e ritardi nell’integrazione dei fondi contrattuali, i punti più rilevanti della protesta.

“Un paradosso, nel momento in cui i lavoratori hanno dato il massimo e messo a rischio la loro stessa vita, per garantire servizi, cure e assistenza a tutti i cittadini. E che invece di essere sostenuti, vedendo riconosciuto il loro estremo impegno e sacrificio, vengono privati della giusta retribuzione”, attaccano Massimiliano De Luca, Giovanni Fusco e Igino Rocchi, responsabili territoriali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Roma Capitale Rieti e Uil Fpl Roma e Lazio.

“Sui fondi contrattuali, sia per condizioni di lavoro e incarichi, sia per premialità e fasce, c’è un preciso riferimento alla loro riparametrazione all’interno dell’accordo siglato il 30 aprile tra Regione e Sindacati, nel complessivo quadro del potenziamento del Sistema Sanitario Regionale. Oltre a assunzioni, progressive stabilizzazioni, potenziamento dei servizi sanitari durante e dopo l’emergenza, tra i punti dell’accordo l’impegno della Regione all’integrazione dei fondi, basata sulla quantificazione dei dipendenti in servizio nelle singole aziende, e in adeguamento alle disposizioni del CCNL sulla loro costituzione”, proseguono i sindacalisti.

“Così come è importante dare certezza e prospettiva di stabilizzazione a chi è stato assunto durante l’emergenza Covid (che nel Lazio riguarda nel complesso circa 3500 precari, su un totale di circa 8400 nuovi ingressi), è altrettanto fondamentale non sottrarre un euro a quanto spetta di diritto a ciascuno di loro. Doveroso e urgente, se consideriamo che proprio per i maggiori carichi dovuti al Covid sono state definite premialità aggiuntive negli accordi dei mesi scorsi”, aggiungono.

“La Regione ha inviato ieri alle singole aziende, incluso il S. Andrea, il testo dell’accordo: la direzione sanitaria non ha più alcuna scusante per rinviare la ridefinizione dei fondi, che ammontano a circa 1 milione di euro, al momento risorse sottratte di fatto ai lavoratori, e sbloccare i pagamenti degli straordinari già effettuati. Anch’essi resi necessari a seguito dell’emergenza pandemica e del progressivo impoverimento degli organici negli anni di commissariamento e blocco del turn over. E la Regione dia seguito agli impegni presi con l’accordo del 30 aprile, intervenendo in modo chiaro per far sì che le singole aziende procedano ad integrare i fondi e pagare le indennità accessorie dovute al maggior lavoro svolto durante questo periodo di pandemia”, precisano i sindacalisti.

“Ogni professionista sanitario ha dato e continua a dare il massimo, ora come in futuro saranno essenziali per i servizi pubblici alla salute di questa regione: se le aziende sanitarie pensano di calpestare la loro dignità non adempiendo ai propri doveri fondamentali e non rispettando contratti e accordi, ci troveranno sempre pronti a lottare. Per i diritti e la dignità di chi è sempre in prima linea per tutti noi”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

IL VOLANTINO

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