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La Clinica Madonna delle Grazie ha assunto condotta antisindacale: il Tribunale di Velletri riconosce che il recesso unilaterale dagli accordi aziendali dopo la sottoscrizione del nuovo CCNL Aris-Aiop ad ottobre, e quindi il mancato pagamento delle previste indennità da parte della struttura, sono illegittimi.

La Casa di Cura, il 15 ottobre scorso, a pochi giorni dalla sigla definitiva del CCNL, ha infatti interrotto il pagamento delle indennità previste dai contratti aziendali. La Cgil, insieme alle denunce di altri sindacati, ha intrapreso la via legale, con intervento volontario relativo alla repressione della condotta sindacale.

ll decreto del Tribunale del 15 aprile parla chiaro: il recesso unilaterale dagli accordi aziendali, pur sottoscritti prima del rinnovo del contratto nazionale, è illegittimo.

La sentenza non poteva essere più esplicita: “Il recesso posto in essere dalla società datrice di lavoro deve essere considerato contrario ai principi di buona fede e correttezza”, disponendo, quindi, “il pagamento in favore dei lavoratori delle indennità prevista dagli accordi aziendali vigenti (1996, 2000, 2002 e 2004)”.

“Una sentenza importante - commenta la Fp Cgil Roma e Lazio - perché chiarisce e mette un freno a scelte unilaterali che, in pieno stile padronale, sottraggono a lavoratrici e lavoratori quel che spetta loro di diritto.

Dopo il difficile percorso di rinnovo del CCNL, si sono verificati fin troppi casi, puntualmente denunciati dal sindacato, di scelte unilaterali e in totale assenza di confronto, sia sul riconoscimento dei nuovi istituti contrattuali, dagli aumenti all’una tantum, sia, come in questo caso, con il recesso da accordi preesistenti, che hanno interrotto, fuori da ogni norma e corretta relazione sindacale, l’erogazione di istituti già previsti e concordati in specifici accordi aziendali”.

“Purtroppo conosciamo bene cosa voglia dire fare profitto sulla pelle dei lavoratori, e combattiamo ogni giorno le scelte senza scrupoli dei datori di lavoro dell’imprenditoria privata, che calpestano in ogni modo, anche attaccando il diritto fondamentale alla giusta retribuzione e stracciando i risultati della contrattazione interna con i sindacati, la dignità degli operatori sanitari, che al pari di tutti hanno sempre garantito professionalità, dedizione al proprio lavoro e livelli assistenziali e di cura per i cittadini. Un ruolo essenziale che come sappiamo con la pandemia ha dovuto riadattarsi a condizioni di lavoro ancor più critiche e in continua emergenza. Le strutture private sono un’asse importante del sistema sanitario regionale, ma al primo posto, nella regolamentazione degli accreditamenti e nella gestione dei controlli, deve essere posto il rispetto del contratto e dei diritti dei lavoratori”, aggiunge il sindacato.

“Che sia il Giudice a dover ristabilire la correttezza dei comportamenti aziendali e il rispetto delle relazioni sindacali è un fatto importante, ma non può essere la normalità: finché l’imprenditoria privata continuerà a considerare i lavoratori come una voce di costo di cui, se possibile, non farsi carico, noi continueremo a lottare e a difendere in ogni modo la dignità e il valore di ciascuna delle 25 mila risorse che tengono in piedi nel Lazio queste strutture”, conclude la Fp Cgil.

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