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La Fp Cgil alza il livello della protesta per i lavoratori del Centro Educazione Motoria del Comitato Area Metropolitana della Croce Rossa, da dicembre senza stipendio e, come denunciato ancora ieri, ormai alla fame: c’è chi rischia lo sfratto, chi non riesce a pagare la benzina per arrivare a lavoro. E sono operatori del servizio sanitario pubblico. All’interno di un sistema, quello degli accreditamenti, che da sempre sosteniamo debba essere rivisto: nelle maglie di appalti e subappalti, gli unici a pagare sono i lavoratori, anello debole del sistema, ed è inaccettabile che a non farsi carico di risolvere criticità che hanno così gravi ricadute sulla vita di lavoratori e famiglie, sia la stessa istituzione pubblica. 

In una nota all’Assessore regionale alla Sanità, la Fp Cgil, ricostruendo la vicenda e la catena dei pagamenti mancati, precisa: “sono quattro le fatture che sono state liquidate il 25 marzo dalla Asl Roma 3, ancora non pagate dalla Regione Lazio e di cui ad oggi non abbiamo altra notizia. È vero che era anche onere di Croce Rossa, nel momento stesso in cui ha accettato il pagamento in surroga per conto della Gem srl (azienda di cui erano dipendenti, e che a sua volta aveva subappaltato a GEM Roma srl), avere a disposizione le necessarie risorse, oltre alle rimesse regionali, per far fronte ai pagamenti, ma spiace davvero non aver potuto minimamente contare sulla Regione Lazio che, se non altro per il lavoro che svolgono per conto del Sistema Sanitario Regionale, dovrebbe comunque cercare di garantire questi lavoratori, almeno pagando regolarmente ed evitando di fornire alibi ai centri accreditati”.

“Sono stati mesi di duro lavoro e difficili trattative: alla fine di marzo questo appalto/subappalto è cessato e dopo un lungo braccio di ferro Croce Rossa ha assunto direttamente la quasi totalità dei lavoratori. Che, ricordiamo, sono Operatori socio sanitari, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali e psicologi, e che in questi mesi non hanno mai mancato alle loro responsabilità, garantendo cure e assistenza ai pazienti del centro di via Ramazzini. Nella complessità del sistema, spesso difficile da seguire anche solo nella filiera, riuscire a raggiungere una surroga tra soggetti privati non è un risultato scontato né frequente. Continuando a non pagare gli stipendi arretrati, da dicembre a marzo, tredicesima inclusa, si stanno vanificando gli effetti positivi della loro stabilizzazione”, aggiunge il sindacato.

“A pochi giorni dalla loro assunzione, ci troviamo costretti a riprogrammare iniziative di protesta a tutela della dignità di questi professionisti, essenziali per la cura e l’assistenza nella vita di tante persone: una vergogna a cui deve essere posta rapidamente fine. E il primo momento di mobilitazione sarà proprio sotto la sede della Regione Lazio, lunedì 19 aprile dalle 10 alle 13 in via Cristoforo Colombo 212. L’istituzione pubblica deve farsi carico anche e soprattutto di questi aspetti, parte integrante del buon funzionamento del sistema sanitario in toto. Rallentare un pagamento significa mettere in ginocchio intere famiglie: faremo di tutto per sostenerli e risolvere definitivamente quello che non può essere definito se non come un dramma, umano e sociale”, conclude la Cgil.

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