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Hanno ricevuto lo stipendio del mese di novembre a fine gennaio. E poi piú nulla. Nemmeno un euro nelle loro tasche: mancano dicembre, la tredicesima mensilità e i primi tre mesi del 2021. Dopo il 31 marzo, ultimo loro giorno di lavoro per la GEM Roma srl, i 45 lavoratori del centro che vi operavano in subappalto sono stati assunti direttamente dal Comitato Area Metropolitana di Croce Rossa.

Nonostante l’importante passo avanti a garanzia del loro futuro lavorativo, a poco è valsa fino ad oggi la parallela operazione di surroga degli stipendi da parte di Croce Rossa per conto della Gem Roma. Imbrigliati in una catena di mancati pagamenti che parte dal Sistema Sanitario, con cui il Centro di via Ramazzini opera in accreditamento”, denuncia Giulia Musto, Fp Cgil Roma Lazio.

“Sono quattro, ad oggi, le fatture liquidate il 25 marzo ma non ancora pagate da parte della Regione Lazio. Manca quindi, secondo Croce Rossa che non é in grado al momento di mettere in campo altre risorse, la liquidità per far fronte al pagamento degli stipendi arretrati, e intanto i lavoratori sono davvero esasperati. Non è immaginabile il dramma di questi lavoratori, cosa voglia dire prestare servizio tutti i giorni e attendere ancora mesi e mesi di stipendio. 45 lavoratori, tra cui Operatori socio sanitari, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali e psicologi, che pur avendo continuato a svolgere il proprio lavoro di assistenza e riabilitazione da 3 mesi non vedono entrare un euro nelle loro tasche. È un tempo infinito – come possono pagare affitti, mutui, bollette, sostentamento quotidiano? - ed è inaccettabile che tutto questo accada all’interno di un servizio essenziale e pubblico”, prosegue Musto.

“Non è possibile che – nelle maglie della catena di appalti e subappalti – chiusa la brutta pagina con l’internalizzazione dei lavoratori in Croce Rossa, si faccia passare altro tempo ancora senza risolvere la questione degli stipendi. Ed è responsabilità di tutti, in primis delle istituzioni pubbliche per cui si opera. Confidiamo nello sforzo di tutte le parti, a partire da Croce Rossa, Asl e Regione, per una rapida risoluzione. Saremo altrimenti costretti di nuovo a portare i lavoratori in piazza, sotto le sedi istituzionali di ogni anello della catena dei pagamenti: è servizio pubblico, servono diritti, tutele e rispetto. A partire dal più basilare di tutti, quello alla giusta e regolare retribuzione”, conclude la Fp Cgil.

“Sono quattro, ad oggi, le fatture liquidate il 25 marzo ma non ancora pagate da parte della ASL Roma 3. Manca quindi, secondo Croce Rossa che non é in grado al momento di mettere in campo altre risorse, la liquidità per far fronte al pagamento degli stipendi arretrati, e intanto i lavoratori sono davvero esasperati. Non è immaginabile il dramma di questi lavoratori, cosa voglia dire prestare servizio tutti i giorni e attendere ancora mesi e mesi di stipendio. 45 lavoratori, tra cui Operatori socio sanitari, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali e psicologi, che pur avendo continuato a svolgere il proprio lavoro di assistenza e riabilitazione da 3 mesi non vedono entrare un euro nelle loro tasche. È un tempo infinito – come possono pagare affitti, mutui, bollette, sostentamento quotidiano? - ed è inaccettabile che tutto questo accada all’interno di un servizio essenziale e pubblico”, prosegue Musto.

“Non è possibile che – nelle maglie della catena di appalti e subappalti – chiusa la brutta pagina con l’internalizzazione dei lavoratori in Croce Rossa, si faccia passare altro tempo ancora senza risolvere la questione degli stipendi. Ed è responsabilità di tutti, in primis delle istituzioni pubbliche per cui si opera. Confidiamo nello sforzo di tutte le parti, a partire da Croce Rossa e compresa la Asl competente, per una rapida risoluzione. Saremo altrimenti costretti di nuovo a portare i lavoratori in piazza, sotto le sedi istituzionali di ogni anello della catena dei pagamenti: è servizio pubblico, servono diritti, tutele e rispetto. A partire dal più basilare di tutti, quello alla giusta e regolare retribuzione”, conclude la Fp Cgil.

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