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La vicenda, in questi giorni riportata dalla stampa, circa la vaccinazione “fuori fila” del DG della Asl di Viterbo, Daniela Donetti, riporta all’attenzione una paradossale criticità che sta affrontando tutto il sistema sanitario del Lazio.

“Sul singolo caso saranno necessari i dovuti accertamenti. Quel che è evidente è che, pur riconoscendo il grande sforzo nell’attivazione della campagna di vaccinazione massiva, che ha messo correttamente al primo posto, tra i lavoratori delle strutture, gli operatori sanitari, c’è un grave ritardo nell’estendere la copertura vaccinale al personale amministrativo, come a parte del personale tecnico e degli appalti, finora esclusi”, dichiarano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio.

“Come nei primi mesi della pandemia, è superfluo ricordare che dalla sicurezza dei plessi e delle strutture ospedaliere dipende la tutela dei pazienti che vi accedono, così come del buon funzionamento delle attività. Non si può partire dal presupposto che questi profili non siano direttamente esposti al contagio: il personale amministrativo ha contatto con gli operatori sanitari e con gli utenti, si svolgono attività in front office, quindi in presenza. Nel complessivo quadro delle carenze di personale sotto ogni profilo professionale ( ricordiamo che mancano all’appello almeno 10 mila unità negli organici del SSR, per mettere in sicurezza servizi e lavoro), il potenziale contagio metterebbe a rischio, insieme alla salute dei lavoratori, il funzionamento stesso del sistema. E avrebbe un impatto sulle attività prioritarie attuali, incluso appunto l’andamento progressivo della campagna vaccinale per i cittadini”, proseguono i segretari generali.

“Ribadiamo la necessità di estendere la vaccinazione a tutta la filiera del lavoro in sanità, in linea con quanto previsto dalle linee guida del Ministero: è inaccettabile quanto paradossale lasciare scoperta una fetta consistente di lavoratori operanti a vario titolo nelle strutture sanitarie. L'attuale fase emergenziale, che sta nuovamente richiedendo un grande riadattamento e un maggior carico sul personale in servizio, sempre più provato , non può ammettere una così grave sottovalutazione”.

“È fondamentale che si intervenga rapidamente includendo il personale amministrativo, tecnico e degli appalti, per garantire adeguata sicurezza a cittadini e lavoratori e per non aggravare ulteriormente la pressione sul sistema, in caso di focolai”, concludono.

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