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 Rinnovato dopo 14 anni, il Contratto nazionale di lavoro della sanità privata garantisce un avanzamento di salari e diritti a chi per troppo tempo è rimasto indietro. “Risultato non certo facile, frutto di una mobilitazione continua contro l’atteggiamento padronale dell’imprenditoria privata, che ci ha portato allo sciopero generale del 16 settembre. Dopo l’approvazione da parte dei Consigli Nazionali di Aris e Aiop e il via libera alla sottoscrizione definitiva, alcuni datori di lavoro comunicano la disapplicazione del contratto nelle proprie strutture e l’intenzione di passare a contratti “pirata”. Succede a Villa Ardeatina, Villa Verde, Villa Maria Pia, S.Antonio da Padova, S. Valentino, Samadi e Von Siebenthal”, denunciano i Segretari generali Fp Cgil Roma Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma Lazio Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini.

“Non c’è pace per i lavoratori della sanità privata, ancora ostaggi del profitto, costretti a subire un’ennesima beffa e assistere una nuova svalorizzazione del proprio lavoro. Con il rinnovo del contratto è stato ristabilito un principio, condiviso anche da Ministero e Regioni: prima del profitto vengono il servizio pubblico, la salute dei cittadini e i diritti dei lavoratori. Ora però, l’imprenditoria privata utilizza ogni margine a sua disposizione e disapplica il contratto appena rinnovato, per passare a contratti di comodo, non sottoscritti da Cgil Cisl e Uil, peggiorativi sia dal punto di vista economico che normativo”, proseguono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.

“Non è bastato che la Regione Lazio abbia emanato la delibera che copre, come da intesa nazionale, il 50% del costo del rinnovo per i 25 mila lavoratori della sanità privata del Lazio ai quali viene applicato il relativo Ccnl. La “fuga” dal contratto nazionale verso contratti “pirata” va fermata, prima che diventi un’emorragia e che, rispetto a salari e diritti, si torni ancora più indietro rispetto a dove eravamo prima del rinnovo, in spregio al sacrificio e all’impegno quotidiano di chi ogni giorno garantisce servizi pubblici alla salute. È quello che abbiamo ribadito all’incontro in Regione nei giorni scorsi, e su cui abbiamo richiesto con urgenza un ulteriore confronto. Il ricatto occupazionale e dei servizi, che nel Lazio vengono erogati per circa il 40% dal privato, non può più essere tollerato. È la Regione a determinare i criteri qualitativi per l’accreditamento. A seguito delle proteste dei lavoratori e del continuo confronto sostenuto da Cgil Cisl e Uil, la Regione ha assunto e sta assumendo iniziative per dare norme più stringenti al sistema, dalla ricognizione degli organici alla revisione dei requisiti, nel pieno rispetto della legge regionale n. 13/2018 ma che ancora non trova piena applicazione per l’inerzia delle Asl che sono preposte ai controlli nelle strutture private accreditate. Il percorso deve andare avanti, rafforzando le regole e intensificando i controlli, specie sugli organici. Non solo l’applicazione del CCNL, ma anche la riduzione del ricorso al personale esternalizzato: troppo spesso i rapporti libero professionali o l’affidamento a cooperative superano di gran lunga il personale sanitario dipendente”, continuano i Segretari generali.

“Non ci fermiamo di certo dopo la firma del contratto, ora inizia la battaglia per applicarlo: siamo pronti a scendere in piazza a fianco elle lavoratrici e dei lavoratori per difendere diritti, salario e un'assistenza sanitaria di qualità, che si fondi sul rispetto delle professionalità e del lavoro di chi la garantisce”, concludono.

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