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Cgil Cisl Uil: “I lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo all’emergenza, non possono pagare per la gestione aziendale. Indispensabile protocollo con Regione per le crisi post-Covid”

Salvare i 148 posti di lavoro degli operatori della Rsa San Raffaele Rocca di Papa, professionalità e competenze che non devono essere disperse. Questa la priorità scandita da Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio – dopo che la Regione Lazio ha ritirato l’accreditamento con il Ssr per la residenza sanitaria assistenziale, dove durante i mesi caldi della pandemia sono stati registrati 178 casi di contagio da coronavirus e 21 decessi.
“I lavoratori della Rsa hanno già pagato un prezzo altissimo all’emergenza coronavirus, ora non possono pagare anche per le colpe che riguardano la gestione. I gravissimi fatti dei mesi scorsi e le enormi irregolarità che sembrerebbero essere state rilevate dalla Asl, che tante volte abbiamo chiesto di verificare in tutte le strutture, non possono ricadere sulle spalle dei dipendenti e delle loro famiglie per i quali peraltro è già partita, illegittimamente, la procedura di licenziamento e ai quali sono già stati negati gli stipendi di maggio e giugno”, dichiarano i segretari regionali in una nota. “Tutti i lavoratori del San Raffaele devono essere tutelati, per la professionalità dimostrata e per i rischi corsi, al pari degli utenti, durante l’emergenza. Da quanto apprendiamo dal decreto, senza separazione dei reparti Covid e non-Covid, senza percorsi assistenziali distinti, senza la dotazione dei necessari strumenti di prevenzione e protezione, senza applicazione di norme di sicurezza adeguate”.
“Chiediamo un immediato intervento della Regione Lazio e della Asl per salvaguardare i posti di lavoro e i salari”, rimarcano Cenciarelli, Chierchia e Bernardini. “Gli operatori devono essere tutti garantiti o reimpiegati in altre strutture, tanto più che il sistema delle Rsa è in gravissima carenza di organico e di posti letto. Il sacrificio messo in atto nel corso della pandemia, insieme all’alto livello di qualificazione, merita il riconoscimento di tutti e non certo questo trattamento inaccettabile”.
“La vicenda del San Raffaele non è e, purtroppo, non sarà l’unica”, concludono i segretari di categoria. “Bisogna accelerare il lavoro che stiamo facendo con la Regione, riattivando posti letto soppressi con la revoca dell'accreditamento. Abbiamo anche richiesto un incontro urgente alle commissioni Sanità e Lavoro del Consiglio regionale  perché chiediamo che anche la politica si prenda carico di dare risposte a centinaia di famiglie che rimarrebbero senza un reddito per vivere dignitosamente. Serve subito un protocollo che definisca meccanismi di salvaguardia per tutti i casi in cui a seguito delle verifiche e della rilevazione di irregolarità vengano revocati gli accreditamenti: se una struttura privata perde l’accreditamento, tutti i lavoratori devono essere inclusi in un bacino da cui i soggetti destinatari di nuovo accreditamento, o in caso di esternalizzazione di servizi da parte delle aziende sanitarie, dovranno tassativamente attingere per nuove assunzioni garantendo la continuità occupazionale e salariale. Zingaretti faccia in fretta, non c’è più tempo da perdere”.

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