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 Sull’ “emergenza nel post emergenza” delle prestazioni sanitarie e dei servizi sanitari territoriali nel Lazio, la Cgil e la Fp Cgil tornano a denunciare le criticità e le evidenti carenze strutturali e di personale nelle Asl e nelle aziende ospedaliere più grandi del territorio.

Durante il lock down, del milione di prestazioni non erogate, 18 mila sono le attività ambulatoriali e specialistiche rimandate al S. Giovanni, 16 mila al S. Camillo e circa 3000 al Poliambulatorio della Asl Roma 3 di via Ramazzini. Dove si effettuano ogni anno una media di 80 mila prestazioni, che vanno dai prelievi alla gastroenterologia, dalla cardiologia alla diabetologia, dall’ortopedia all’oculistica. “Al Poliambulatorio della Roma 3, nel plesso dove ha sede anche la Croce Rossa, ai ritardi da recuperare si aggiunge il disagio logistico per l’accesso alla struttura: i cittadini entrano da una porta laterale e accedono al settimo piano attraverso un percorso tortuoso che porta a un ascensore di servizio, scarsamente illuminato e della cui agibilità ad uso pubblico non abbiamo certezza, mentre gli ascensori principali sono ora riservati alla CRI. Impossibile distinguere le vie di entrata e uscita, non c’è adeguata aerazione: di certo viene meno il rispetto delle misure di distanziamento indicate gli attuali protocolli anti contagio”, denunciano la segreteria confederale e la categoria dei servizi pubblici Cgil di Roma e Lazio.

“La direzione aziendale non ha ascoltato, irresponsabilmente, le nostre richieste. È inammissibile che non si tutelino i cittadini e, nell’ancor più critico quadro attuale, si resti immobili di fronte all’ulteriore disagio creato all’utenza. Da anni denunciamo l’inadeguatezza di questa struttura: oggi è a nostro avviso inevitabile trasferire i servizi altrove, in luoghi adeguati all’assistenza sanitaria territoriale, ricollocando anche il personale della Asl, costretto in spazi angusti all’interno dello Spallanzani”, prosegue il sindacato.

 “I cittadini già hanno pagato, in termini di tempi d’attesa e capacità d’accesso, la mancata progettazione di un sistema integrato tra servizi di prossimità, prestazioni specialistiche e attività ospedaliere. Quando tutte le risorse sono state necessariamente concentrate nella gestione dell’epidemia da Covid, le altre prestazioni sono state fermate e ne hanno fatto e ne faranno le spese soprattutto le fasce più a rischio e con maggiori bisogni di cura. È il momento di intervenire per priorità e con uno sguardo al futuro, con un piano straordinario di assunzioni e investimenti. Per una sanità estesa, pubblica, adeguata ai bisogni di salute di milioni di cittadini, è necessaria una presa di responsabilità da parte delle Aziende e che sul tavolo della Regione Lazio si mettano in fila tutti questi aspetti. Nessuna ripresa è possibile senza investire su lavoro e qualità dei servizi”, conclude la Cgil.

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