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Nel disastroso quadro delle partecipate di Roma Capitale, non si risparmia Zétema, la più grande Azienda della Cultura di Roma Capitale, e 700 lavoratrici e lavoratori che ogni giorno assicurano la tutela e la fruizione del patrimonio culturale, turistico e di formazione ed orientamento ai giovani della Capitale, affrontano ogni giorno difficoltà sempre maggiori.

Anche per la società capitolina dei servizi alla cultura manca ad oggi l’approvazione dell’ultimo bilancio. Di fatto azzerate in questi mesi le relazioni sindacali, in una pressoché totale indifferenza verso le condizioni di lavoro e la tutela della sicurezza: in piena pandemia, la società si è rifiutata di sottoscrivere con le organizzazioni sindacali un protocollo condiviso per la salute e sicurezza, mentre i dipendenti hanno continuato a lavorare e a presidiare Musei, Biblioteche, Archivi, Uffici.

Alla professionalità e serietà dei lavoratori l’Azienda ha risposto disattendendo gli accordi sottoscritti, impedendo le progressioni di carriera e la crescita professionale, tagliando il salario accessorio dietro la giustificazione della crisi economica.

Crisi pagata solo dai dipendenti, dal momento che nel frattempo Zétema ha attivato cospicue   consulenze  a supporto dei 13 Dirigenti in organico: Relazioni Industriali, Settore informatico, Marketing, Ufficio Stampa, Amministrazione del Personale. Le assunzioni, ferme da anni e l’incapacità di portare a termine un piano assunzionale, hanno generato la proliferazione di lavoro precario ed abbassato gli standard di sicurezza, particolarmente evidente nei servizi al pubblico.

Nelle prossime giornate del 5 e 6 settembre sarà ospitato ai Musei Capitolini il G 20 della Salute. La sicurezza delle opere, durante tutte le operazioni di allestimento dei lavori, sarà garantita unicamente da lavoratori non contrattualizzati, privi di esperienza ed appartenenti ad una società a cui Zetema ha di fatto consegnato il servizio di assistenza in sala. Il tutto, con l’assenso tacito dell’Amministrazione comunale.

Una scelta di immobilismo e indifferenza, senza strategia né lungimiranza su un settore così importante per la città, che di per sé dovrebbe essere sostenuto e valorizzato, insieme alla qualità e alle condizioni di chi ci lavora. Al contrario, si penalizzano i dipendenti, si esternalizzano servizi, si genera precarietà. Un modo di fare opaco e improduttivo, per la qualità dei servizi e per la tutela del lavoro, che ha caratterizzato le scelte di Roma Capitale nell’ormai evidente fallimento gestionale del complessivo sistema delle partecipate di questi anni. Intanto i dipendenti di Zetema aspettano un contratto full time, un salario conforme ai dettami contrattuali, e una nuova politica di valorizzazione delle tante professionalità.

Così in una nota la Cgil di Roma e Lazio e la Fp Cgil di Roma e Lazio.

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