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Test ematici a tutti gli operatori di polizia locale del Lazio: “Una proposta sostenuta con forza dalle organizzazioni sindacali e che è stata ulteriormente definita con l’accordo siglato in Regione Lazio”, commentano Giancarlo Cenciarelli (Fp Cgil Roma e Lazio), Giancarlo Cosentino (Cisl Fp Lazio) e Sandro Bernardini (Uil Fpl Roma e Lazio).

Nell’ambito della tutela della salute dei lavoratori dei servizi pubblici essenziali che hanno avuto un ruolo attivo , ciascuno per i propri ruoli, nella gestione dell’emergenza Covid, la campagna di test sierologici per il controllo della diffusione del virus è stata estesa, dal primo nucleo di operatori sanitari e forze dell’ordine, anche a tutti i lavoratori e lavoratrici delle polizie locali degli enti di Roma e del Lazio, con un ulteriore stanziamento di 200.000 euro per la copertura del costo dei test sull’intera platea.

“Con questo accordo, è stato fatto un ulteriore passo avanti nell’interesse comune della tutela della salute di tutte le lavoratrici e dei lavoratori pubblici. La lotta al virus non si ferma, e la rilevazione massiva delle positività è l’arma più potente per il contrasto alla diffusione, nonché primo strumento per garantire la salute dei lavoratori che non hanno mai smesso di assicurare servizi pubblici, operando nei primi tempi dell’epidemia mettendo a rischio la propria salute, senza protocolli definiti o DPI adeguati”, proseguono Cenciarelli, Cosentino e Bernardini.

Lo stanziamento regionale è adeguato alla copertura eventuale dei test per tutti gli operatori in servizio. L’accordo disciplina le modalità di svolgimento dei rilevamenti, che saranno somministrati a tutti gli operatori di polizia locale in servizio presso i comandi e i servizi di polizia locale del Lazio, con il consenso dei lavoratori, individuati dai medici competenti. Gli Enti locali dovranno indirizzare prevalentemente verso i lavoratori pubblici, in seconda battuta sarà valutato l’accesso a lavoratori privati abilitati, alle tariffe già indicate dalla Regione. Importante il coinvolgimento degli RLS dei singoli luoghi di lavoro per tutto il periodo dello svolgimento dei test.

“La sorveglianza attiva deve riguardare la più ampia platea possibile di lavoratori: c’è disponibilità da parte della Regione a valutare l’estensione della campagna di test su altri lavoratori, a partire da chi negli enti locali svolge attività di front office, come lavoratrici e lavoratori di servizi demografici e protezione civile (sale operative, NUE, COC…). Le richieste sindacali hanno finora avuto pieno appoggio da parte della Regione e dell’assessorato alla sanità: quando si lavora insieme per la salute, condividendo azioni strategiche e mettendo al primo posto i lavoratori, si apre un circolo virtuoso che va nella duplice direzione della tutela della salute e nella garanzia di continuità e qualità dei servizi pubblici ai cittadini”, concludono i sindacalisti.

L'ACCORDO IN REGIONE - 9 giugno 2020

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