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5944.gifLo sportello d’ascolto per il “burn-out” nelle professioni d’aiuto è stato pensato da operatori sociali occupati nel terzo settore da oltre un ventennio. Il Terzo Settore ormai comprende ogni settore del welfare, (disabili, immigrati, anziani, tossicodipendenti, area socio-sanitaria ecc. ) e l’aspetto umano e relazionale delle attività lavorative implica una forte vicinanza emotiva con la sofferenza dell’Altro (es. il malessere dell’immigrato nei centri di accoglienza, il sentimento o vissuto del malato terminale, il disorientamento, lo stress della famiglia del disabile con handicap, le diverse modalità di “barriera” vissuta dalle persone disabili con handicap fisico o psichico ecc.). In queste situazioni la componente emotiva e relazionale non è soltanto una condizione privata del lavoratore che esprime la propria personalità nel lavoro, ma diviene un vero e proprio “strumento di lavoro”. Ci siamo resi conto, pertanto, che come lavoratori nelle professioni d’aiuto siamo fortemente a rischio “burn-out".

In genere il “burn-out” viene inteso come una caratteristica del singolo individuo, che presenta delle debolezze insite alla personalità del lavoratore, determinate dal suo funzionamento psichico e non viene legato alle condizioni tipiche del lavoro, alle modalità ed al contesto in cui esso si svolge. Nel lavoro sociale, in particolare nelle cooperative, il lavoratore non si confronta con il carattere reale del disagio emotivo della persona, ma deve presentarsi come un ingranaggio in grado di far combaciare committenza, organizzazione e utenza finale nella sua forma di sofferenza. In questa situazione si produce lo sviluppo di una componente emotiva innaturale e paradossale: da una parte il lavoratore è un elemento estraneo alla sofferenza della persona che assiste, dall’altra non si vive le proprie emozioni della vita privata in modo separato dall’organizzazione del lavoro. In questo modo, il lavoro d’aiuto nella sua complessità non viene espresso nelle sue componenti emotive ed affettive adeguate, senza particolari rischi di stress nocivi alla salute del lavoratore. Lo sportello di ascolto è organizzato da un gruppo di psicologi ed è orientato in primis ai lavoratori delle cooperative sociali iscritti al sindacato ma aperto a tutti coloro che lo ritenessero un’opportunità. Esso riguarda la costruzione di un luogo di supporto dove il lavoratore si può riappropriare del proprio vissuto personale e può rispondere alle esigenze emotive di quest’attività lavorativa particolare in modo adeguato, trasformando le caratteristiche del disagio, in un processo di sviluppo professionale soddisfacente e circoscritto alla dinamica insita nell’organizzazione di lavoro. Dal momento che le dinamiche del “burn-out” non possono slegarsi dal contesto lavorativo, lo sportello psicologico viene affiancato da un’assistenza anche di natura sindacale, con la possibilità di partecipazione a gruppi di auto-mutuo-aiuto caratterizzati da una formazione sindacale.

Per prenotare un incontro manda una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure un sms al numero 3316712846 (Dino Tomei).

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